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GiovedÌ 13, Febbraio, 2003   2:21 am
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Inarrestabile Alzheimer

La malattia, secondo gli studiosi, avanza come una colata lavica

Articolo pubblicato il: 2003-02-11

Una colata lavica che porta morte e desolazione dove passa, e che distrugge sempre più terreno al suo avanzare. È il ritratto dei danni al cervello causati dal'Alzheimer fotografata con la Risonanza Magnetica per Immagini (MRI). Drammatici i dati emersi dall'esame: la malattia avanza uccido ogni anno il 5-10% del tessuto cerebrale.
È quanto rivela uno studio condotto dalla Università della
California di Los Angeles, pubblicato sulla rivista scientifica
Journal of Neuroscience.
«Per la prima volta - afferma Paul Thompson, coordinatore della ricerca - si è riusciti a valutare la progressione delle lesioni sul cervello causati da questa forma di demenza senile
in pazienti in vita».
In media muore il 5,3% dei tessuti l'anno, con punte del 10% nelle aree dove ha sede la memoria. Individuata anche una sequenza delle zone più colpite. «Le prime ad essere intaccate - spiega Thompson - sono le regioni della memoria, seguono i lobi frontali che regolano le inibizioni e l'autocontrollo e poi quelli laterali implicati nelle emozioni».
Dallo studio è emerso inoltre che ci sono poi alcune parti del cervello che sembrano immuni alla malattia, come per esempio l'area visiva. «Perchè questo accada - continua Thompson - è però ancora un mistero».
L'impatto dell'Alzheimer sul cervello è stato valutato su 14
soggetti sani e 12 pazienti a cui era stata diagnosticata la malattia tramite i test comportamentali e cognitivi. Il campione è stato sottoposto alla MRI ogni 3 mesi. «La progressione dei danni nei soggetti malati - scrive Thompson - ricorda l'immagine di una colata lavica che partendo dall'area della memoria si muove attraverso il cervello distruggendo tutte le cellule che trova lungo il suo cammino».
I ricercatori sottolineano però che la risonanza magnetica non è solo uno strumento di diagnosi, ma può aiutare nel migliorare le cure. «I questionari per la valutazione delle funzioni cognitive - ribadisce Thompson - rimangono l'unica arma oggi a disposizione per stabilire se un soggetto è affetto dall'Alzheimer. Per contro con la MRI è possibile stimare se i trattamenti prescritti riescono a frenare l'avanzamento della malattia».

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