Inarrestabile Alzheimer
La malattia, secondo gli studiosi, avanza come una colata
lavicaArticolo pubblicato il: 2003-02-11
Una colata lavica che porta morte e desolazione dove passa,
e che distrugge sempre più terreno al suo avanzare. È il
ritratto dei danni al cervello causati dal'Alzheimer
fotografata con la Risonanza Magnetica per Immagini (MRI).
Drammatici i dati emersi dall'esame: la malattia avanza uccido
ogni anno il 5-10% del tessuto cerebrale. È quanto rivela
uno studio condotto dalla Università della California di
Los Angeles, pubblicato sulla rivista scientifica Journal
of Neuroscience. «Per la prima volta - afferma Paul
Thompson, coordinatore della ricerca - si è riusciti a
valutare la progressione delle lesioni sul cervello causati da
questa forma di demenza senile in pazienti in vita».
In media muore il 5,3% dei tessuti l'anno, con punte del
10% nelle aree dove ha sede la memoria. Individuata anche una
sequenza delle zone più colpite. «Le prime ad essere intaccate
- spiega Thompson - sono le regioni della memoria, seguono i
lobi frontali che regolano le inibizioni e l'autocontrollo e
poi quelli laterali implicati nelle emozioni». Dallo studio
è emerso inoltre che ci sono poi alcune parti del cervello che
sembrano immuni alla malattia, come per esempio l'area visiva.
«Perchè questo accada - continua Thompson - è però ancora un
mistero». L'impatto dell'Alzheimer sul cervello è stato
valutato su 14 soggetti sani e 12 pazienti a cui era stata
diagnosticata la malattia tramite i test comportamentali e
cognitivi. Il campione è stato sottoposto alla MRI ogni 3
mesi. «La progressione dei danni nei soggetti malati - scrive
Thompson - ricorda l'immagine di una colata lavica che
partendo dall'area della memoria si muove attraverso il
cervello distruggendo tutte le cellule che trova lungo il suo
cammino». I ricercatori sottolineano però che la risonanza
magnetica non è solo uno strumento di diagnosi, ma può aiutare
nel migliorare le cure. «I questionari per la valutazione
delle funzioni cognitive - ribadisce Thompson - rimangono
l'unica arma oggi a disposizione per stabilire se un soggetto
è affetto dall'Alzheimer. Per contro con la MRI è possibile
stimare se i trattamenti prescritti riescono a frenare
l'avanzamento della malattia».
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