WASHINGTON (Reuters) - Un nuovo studio effettuato sulla base di esami di
risonanza magnetica ha dimostrato in modo impressionante come avanzi e quanto
sia rapido il processo di distruzione delle cellule cerebrali nei malati
di Alzheimer.
Gli scienziati hanno impiegato una risonanza magnetica conosciuta come MRI,
per registrare una percentuale del 5% di cellule cerebrali distrutte in
un anno nei pazienti affetti dal morbo, percentuale che nelle aree che governano
la memoria sale al 10%.
Nei volontari sani, che si sono sottoposti allo stesso esame, la percentuale di cellule perdute ogni anno è inferiore all'1%.
"Per la prima volta abbiamo studiato la progressione dell'Alzheimer in malati
vivi", ha detto Paul Thompson, professore di neurologia alla scuola di medicina
della University of California Los Angeles, che ha coordinato lo studio.
"Siamo rimasti sbalorditi nel vedere un'onda di tessuto perduto che si andava
espandendo. Inizialmente confinato nell'area della memoria, questa perdita
di tessuto si muove nel cervello come un flusso di lava, distruggendo sempre
più materia via via che la malattia progredisce".
Scrivendo sul Journal of Neuroscience, i ricercatori hanno detto che la scoperta
potrebbe aiutare i medici a verificare se le cure sono efficaci e forse
aiuterà a prevedere la progressione della malattia.
L'Alzheimer sinora viene registrato con test sul comportamento e le prestazioni
del paziente, invece che su prove fisiche della malattia.
Questo potrebbe probabilmente continuare, dice Sid Gilman, direttore dell'Alzheimer's
center alla University of Michigan. "La diagnosi dell'Alzheimer dipende
davvero dalla dimostrazione delle disfunzioni cognitive", ha detto Gilman
in un'intervista.
"Nessun tipo di test su cavie o risonanza magnetica potrà servire a fare
una diagnosi. Ci sono episodi di persone che poco prima della morte hanno
registrato risultati normali nei test sulle funzioni cognitive poche settimane
prima di morire, ed il cui cervello dopo il decesso aveva i segni inequivocabili
dell'Alzheimer".
Tuttavia, un test del genere potrebbe essere estremamente utile per programmare
le cure in futuro, ha detto Gilman. "Al momento, tutto quel che abbiamo
è una cura dei sintomi, non abbiamo alcuna cura che fermi la progressione
del male", ha aggiunto. Ma i ricercatori, ha detto ancora Gilman, sono al
lavoro per cercare il modo di curare i mali oggi incurabili, come con vaccinazioni
che possano bloccare la formazione di tossine tossiche nel cervello".
"Siamo alla vigilia di scoperte sensazionali sull'Alzheimer, così il fatto
che un rilevatore biologico ci dica che il male non sta progredendo è per
noi estremamente importante", ha detto ancora Gilman.
Le immagini animate ed i dati della ricerca sull'Alzheimer si possono consultare
sul sito www.loni.ucla.edu/~thompson/AD_4D/dynamic.html.