 |
| |
Notizie correlate
|
|
 |
|
 |
| |
Argomenti correlati
|
|
 |
|
|
|
L’AIDS? Rimpicciolisce il cervello A cura de Il Pensiero Scientifico Editore 24/06/2005 Trovata
la prima evidenza in assoluto che l’AIDS compromette strutturalmente il
cervello dei pazienti riducendo le dimensioni della corteccia, la zona
più esterna deputata a funzioni cognitive, memoria, apprendimento ed
altri ruoli complessi. Questo, ha riferito Paul Thompson
dell’Università di Los Angeles grazie ai suoi studi, potrebbe spiegare
perché gli individui colpiti da AIDS mostrano declino cognitivo e
mnemonico. Inoltre, secondo una nota redatta dalla Organization for
Human Brain Mapping di Minneapolis, osservare il cervello dei malati di
AIDS potrebbe essere un buon modo per vedere se le terapie
antiretrovirali hanno un effetto nel tenere a bada il virus.
Da
molto tempo clinici e infettivologi hanno preso atto che gli individui
con l’AIDS vanno incontro a défaillance delle principali funzioni
cerebrali mostrando difficoltà di concentrazione, problemi di memoria e
in generale deficit cognitivi. Eppure, finora, era stato impossibile
capire il motivo di tale declino. Attraverso uno studio con la
risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) i neurologi hanno
confrontato il cervello di individui malati di AIDS con quello di
coetanei sani e simili per altre condizioni. Dal confronto è emerso che
il cervello dei malati ha una riduzione della zona corticale che appare
assottigliata fin del 20 per cento. La riduzione dello spessore
corticale interessa soprattutto la corteccia motoria e visiva, nonché
le zone frontali.
Di particolare interesse è il fatto che il
grado di assottigliamento corticale nei lobi parietali e frontali
osservato nei malati è strettamente associato con diminuzioni delle
funzioni cognitive e con la conta delle cellule T. La conta di queste
cellule è un indice della funzione immunitaria usato per misurare la
progressione della malattia e quanto stiano facendo effetto le terapie
antiretrovirali somministrate al paziente. Queste sorprendenti scoperte
sono le prime a dimostrare che la natura tridimensionale del cervello
cambia a causa dell’infezione da Hiv e a mostrare la relazione tra il
danno osservabile in alcune regioni neurali e il deterioramento della
funzione immunitaria del paziente.
Ecco perché secondo i
ricercatori usare mappe del cervello ottenute con la fMRI potrebbe
fornire evidenza della progressione della malattia e di quanto i
farmaci somministrati facciano veramente effetto su ogni paziente,
nonché per testare l’efficacia di nuovi farmaci in sperimentazione
clinica.
paola mariano
 |
|
|
 |
|