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L'intelligenza
si eredita o dipende dall'ambiente e dall'esperienza? Secondo
un gruppo di ricercatori dell'Università della California,
Los Angeles, quasi tutto dipende dal patrimonio genetico,
e a poco servono i giochi educativi e le scuole specializzate
in cui molti genitori ripongono le speranze per avere un figlio
super intelligente.
Lo studio, condotto da scienziati statunitensi in collaborazione
con un gruppo di colleghi finlandesi, è stato diretto
da Paul M. Thompson, un pioniere della ricerca sulla mappatura
del cervello. I primi, eclatanti risultati sono stati pubblicati
sulla rivista Nature Neuroscience e hanno subito sollevato
l'interesse della comunità scientifica. Mostrerebbero
infatti che le dimensioni di alcune zone del cervello considerate
responsabili del linguaggio e di altre funzioni "evolute",
come l'area di Wernike, sono direttamente correlate all'intelligenza.
E che in gemelli adulti monozigoti - che hanno cioè
lo stesso patrimonio genetico - queste aree sono uguali per
volume e composizione, mentre cambiano molto in individui
geneticamente diversi.
"Questa scoperta è vera solo in media e
non può essere utilizzata per misurare l'intelligenza
di un individuo - precisa Thompson, preoccupato verosimilmente
per le conseguenze pratiche che la sua ricerca può
avere - Anche io sono rimasto sorpreso: sembra incredibile
che una cosa così semplice come la quantità
di materia grigia condizioni una cosa così complessa
come l'intelligenza".
L'esperimento che ha permesso di arrivare a questi
risultati è stato condotto su quaranta individui: 10
coppie di gemelli identici e 10 coppie di gemelli dizigoti,
cioè con un patrimonio genetico in parte diverso. A
ognuno è stata misurata con una speciale risonanza
magnetica la quantità di cellule cerebrali (o materia
grigia) presenti in particolari aree del cervello, e sono
stati sottoposti a un test di intelligenza. A detta anche
degli stessi autori, comunque, lo studio va considerato semplicemente
un primo passo verso una più completa conoscenza della
mente da parte dei medici, e non ha la pretesa di dare una
risposta definitiva alle eterne domande sulla natura dell'intelligenza.
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