(4 giugno)
ADOLESCENZA
La rabbia dei teen-ager? E' il cervello che muta
Non le "tempeste ormonali" ma modificazioni nell'area frontale del cervello sarebbero all'origine del comportamento aggressivo di molti adolescenti. Lo afferma uno studio condotto da Jay Giedd, neurologo del National Institute for Mental Health di New York e da Paul Thompson matematico e neurologo della University of California (Los Angeles). Ragionamento, capacità di giudizio e auto-controllo infatti sono regolate da quella zona del cervello. I ricercatori hanno analizzato un campione di adolescenti sani tra i 15 e i 20 anni e hanno rilevato che una perdita di tessuti nel lobo frontale era spesso associata alla perdita di autocontrollo. Una teoria che, se dovesse essere confermata, dimostrerebbe, a detta dei ricercatori, la necessità di seguire con attenzione i teen-agers in questa delicata fase della loro vita: atteggiamenti e abitudini consolidati durante dell'adolescenza, infatti, possono essere causa di comportamenti devianti degli adulti. (p.c.)
(5 giugno)
GENETICA
Un freno molecolare per i tumori
Si chiama p53, è un gene in grado di tenere sotto controllo la crescita tumorale, e ora un gruppo di scienziati dell'Università del North Carolina è riuscito a spiegare come funziona. La ricerca, pubblicata su Science, rivela per la prima volta i meccanismi molecolari che fanno di questo gene un oncosoppressore. La proteina codificata da p53 agisce da sentinella dello stato di salute della cellula. Quando si verificano danni o mutazioni del Dna, come nel caso delle cellule tumorali, questa proteina viene attivata e si accumula nel nucleo. E così segnala il danno e avvia un programma di arresto della crescita o di morte cellulare. "L'attivazione della proteina", spiega Yue Xiong, uno degli autori della scoperta, "è dovuta a una modificazione chimica. In particolare, è l'aggiunta di un gruppo fosforico che ne impedisce il trasporto al di fuori del nucleo, dove verrebbe degradata". La perdita della funzione di p53 è la causa della metà dei tumori umani e, in alcuni casi, dipende da un difetto nell'enzima che compie la modificazione. Per questo, secondo i ricercatori, la conoscenza del funzionamento di p53 rappresenta la chiave di un futuro approccio terapeutico per la cura dei tumori: un composto che blocchi il trasporto della proteina, infatti, rimedierebbe al difetto dell'enzima nelle cellule cancerose, ripristinando la funzione di p53. (v.n.)

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